Costanza.

Ma come sei cresciuta! Lascia che ti guardi. Mi sembra che non ti ho fatta così.

S'avvicina e la considera, con un'attenzione trepidante.

[pg!47] Tanto sei mutata in questi pochi anni! Ma sei bella, sei forse più bella. Hai gli occhi più grandi, molto più grandi. Allora l'iride intorno alla pupilla ti brillava come la scaglia di ferro intorno alla calamita. C'è troppa tristezza, troppa; e la volontà di non piangere, e l'ostinazione di soffrire. Non ti voltare. Guardami. Ti si sono infoltite le sopracciglia. Ti si sono scuriti i capelli. Non li portavi così allora. Ah, riconosco quel ritroso che avevi su la tempia destra. Ti tieni diritta in un altro modo, hai un altro modo di stare in piedi... C'è in te una forza che non t'ho fatta. Hai diciannove anni! Ed è come se per diciannove anni non t'avessi conosciuta. Lascia ch'io ti riprenda in me, ch'io ti porti ancóra! Mortella!

Le sue braccia si tendono in un gesto irresistibile.

Mortella.

No, mamma, non bisogna.

Costanza.

Non bisogna?

Mortella.