Mamma!

Costanza.

È così. Non ero annunziata, non aspettata, non desiderata se non da questo povero figliuolo che tuttavia si ricorda d'aver dormito su le mie ginocchia.

Bandino.

Di questo e d'ogni altra cosa buona, e di niente altro, in quest'ora e sempre.

Egli è in piedi, un poco indietro, appoggiato allo spigolo d'una tavola, trascolorato sotto le continue onde di commozione che lo scrollano. A quella testimonianza di fede, la mare fugacemente si reca la mano alla fronte, al petto, ai due lati, e infine alle labbra; poi la distende verso il figlio e si volge verso lui irradiata per un attimo, sembrando avere unito il segno della croce al segno del bacio.

[pg!51] La nuora s'è fatta in disparte, verso il vestibolo. Sta seduta presso la cassa d'un alloro tagliato in forma di palla, e guarda a quando a quando il tramonto violaceo fumare sul giardino quadrato ove le mura bronzine dei carpini e dei tassi vanno sempre più annerandosi.

Costanza.

Ecco, da lui ricevo il condóno se sono in colpa. Non mi respinge; mi accetta, mi assolve. E la sua compagna, per voler essere d'un sentimento e d'un pensiero con lui, sembra che con lui consenta. Non ho più orgoglio. Lo vedi. L'orgoglio non mi tien luogo di vita; e io non so più vivere in questa pena che ha l'aspetto della vergogna, in questa specie di proscrizione spietata che mi separa dall'anima mia stessa. Ora tu sei che mi sbandisci, tu sola. Te sola vedo levata contro di me, armata contro di me, ostinata nel rinnegarmi...

Mortella.