Oh, non dire così!

Costanza.

Potrei dire: «Che il sangue parli al sangue». Invece non parlo come una madre ma come una donna. Ci vuole una potenza terribile [pg!52] per essere madre. Parlo come una povera donna a te che hai il viso d'una creatura piena di passione e di conoscenza, quel viso che un tempo era fino al mento nei capelli lisci, appena una mandorla tenera nel suo guscio socchiuso, qui, fra le mie due mani...

Mortella.

Ho adorato ogni vena delle tue mani. Lo sai.

Costanza.

Ora tanto sono contaminate, che non possono più toccarti? Eppure vorrei tenerti come allora, prenderti e tenerti ferma davanti alla mia pena, e dirti: «Eccoti. Finalmente ti ho, ti guardo. Stasera ti ho tratta dal buio che per tanto tempo mi t'ha nascosta. Parlami, senza esitazione, senza compassione. Sono pronta a prendere su me quel che v'ha di peggio. Scoprimi la verità. E poi, se è necessario, addio».

Mortella.

Ho più paura di guardarti così che di morire. Per restare in piedi davanti a te, per reggermi e per ascoltarti, consumo più forza che non ne abbia consumata in tre [pg!53] anni a sostenere la mia disperazione. Non resisto a quel che ti trema intorno alle labbra mentre ti lagni, non posso veder palpitare il tuo petto senza che la mia volontà si strugga.

Costanza.