M'ami dunque ancóra?

È un grido contenuto, ma partito dalle viscere profonde.

Mortella.

È il sangue che paventa il sangue, è la carne che teme la carne. Così è, anche se tu non lo dici; ed è una cosa mortale. È orribile sentire che la nostra voce ora passa tra i nostri denti. Se parlo, ferisco. Se interrogo, lacero. Se rispondi, mi strazii.

Costanza.

Che importa, purché qualcosa si salvi? La forza non è nell'accanimento; la forza è nell'amore. La mia volontà d'amore è tutto. I miei errori non son nulla.

Mortella.

Dio t'intenda! Che bisogno hai dunque d'essere assolta? Tutto è cancellato, tutto [pg!54] è dimenticato. Nessuna cenere è tanto grave che non possa essere dispersa ai quattro venti. Tu sei salva, sei salva in te, e sei salva nei tuoi prossimi. Non rimane se non il mio male. Io non ho che quello; e perché me lo volete togliere? Non potreste. Nessuno potrebbe. Fa parte ornai delle mie ossa e delle mie vene, è la mia midolla e il mio polso. La prima sera che qui fu riaccesa la prima lampada, io misi la mia mano contro la luce per iscoprirlo a traverso la palma rossa. Era là, più mio che l'anima. Avresti potuto leggerlo.

Costanza.

È disumano il tuo male. Ti piega in due. Sei tanto giovine.