Mortella.

Giovine sono?

Costanza.

Tanto viva, e t'affanni sotto un peso lùgubre.

Mortella.

E chi lo porterebbe se io non lo portassi? Lasciatemi dunque andare, e non [pg!55] vedrete più me, né il carico. Ma, se mi costringete a rimanere, non so quel che farò: so che non potrò fare se non qualcosa di male. Ho abbastanza sofferto per osar tutto.

Costanza.

Ah, veramente, la mia povera ragione si perde. È dunque una legge di morte che vuoi imporre a chi non è colpevole se non di continuare a vivere? Mi rinfacci l'onta di non essermi immolata sul rogo?

Mortella.

Non morte, non onta, e neppure tutte queste parole. Non si osa dire ciò che importa. E la coscienza è una piaga che non guarisce mai e che tuttavia lascia vivere. Io ho supplicato perché mi fosse concesso di tacere e di partire. Non domando se non questo. So la mia vita. Considera che io sia già passata dalla parte della notte. Imagina che io vada ai miei sponsali. È d'aprile, e ci saranno le stelle. Ma non mi chiedere quel che non avresti la forza di udire, e non pretendere ch'io getti il mio cuore sotto le calcagna dell'ospite atroce che sta per ritornare.