Fremono a torno li alberi canori,
da la grande armonía piovendo rose
quasi che per virtù misteriose
si rispandano i suoni in rari fiori.

Lento il corpo ne ’l sonno a ’l ritmo cede:
compongonsi le membra agili in arco
e prendon forma di lunata lira.

Si tendono le chiome argute al piede
facendo strano a’ due pollici incarco;
e su tal corda l’anima sospira.

MORGANA


Or tremule, su i mari e su le arene,
crescon ne la lunare alba le imagi:
materïati d’oro alti palagi
e torri ingenti assai più che Pirene.

Salgono scale in luminose ambagi
con inteste di fior lunghe catene.
Come navi in balía de le sirene,
ondeggiano le pendule compagi;

poi che Morgana, in dolce atto giacente
ne ’l letto de la nube solitaria,
quasi ebra di quel suo divin lavoro,

ama, seguendo un carme ne la mente,
cullare de le man languide a l’aria
la città da le mille scale d’oro.

ORIANA