Raggian come pianeti i bronzei dischi
su le porte di cedro; e ne li adorni
velari i liofanti e i liocorni
mesconsi a le giraffe e ai basilischi.
Ella, rigida e pura entro la stola,
pensa una verità teologale.
Chiari i segni de ’l ciel zodiacale
a lei giran la chioma di viola.
Li smeraldi e le piume de li uccelli
brillano su ’l suo largo vestimento
onde le mani cariche di anelli
si riposano lungo l’istrumento.
E a piè de ’l solio il vescovo latino
move in ritmo un turibolo d’argento
ov’arde con la mirra il belzuino.
L’ALUNNA
Sotto i propizïati albor notturni
ella cavalca, lungo il reo padule;
e dietro, a paro, su due bianche mule
seguon due vecchi, gravi e taciturni.
In fondo all’acque cupe di tristizia
si muovono talor vaghe figure.
Ella rafforza contro le paure
il cavallo, con placida blandizia.
Il suo corpo, che intriso fu lung’ora
nel lago d’olio all’isola Junonia,
dolce come le pelli d’Issedonia
a ’l tatto e fresco assai più che l’Aurora,
or chiuso in armatura di gioielli
molto riluce. È bionda come il miele;
e, come li occhi de la fata Urgele,
li occhi suoi brillan verdi in tra’ capelli.