S’ode il mare pe ’l lido
gemere, lento e grave.
S’ode talora il grido
fievole d’una nave

che faticosa in vano
lotta co ’l vento avverso,
o il richiamo lontano
d’un uccello disperso,

o l’improvviso tuono
d’un’onda più gagliarda.
Ride il sole, già prono,
e dolcemente guarda.

ROMANZA


Il porto ampio s’addorme,
stanco d’uman lavoro:
chiude un molle tesoro
entro il suo seno enorme.

Par che ne l’aria salga
un suo possente fiato:
è caldo e profumato
come di frutti e d’alga.

Arde qualche fanale,
raro tra la nebbietta:
il chiaror torbo getta
lunghe e péndule scale.

Ad ora ad or si leva
un flutto, e su le prore
fa trepido romore
qual d’un gregge che beva.

Come crescono i vènti
de la terra, più gravi
li odori e più soavi
e più sottili e ardenti