io colsi un tempo; e, come entro una rara
coppa di fin lavoro,
mentre i nuovi desii cercanvi a gara
—veltri da ’l guinzal d’oro,—
la profonda dolcezza entro la rima
sottilemente infusa
io vi rendo. Gioite voi. Ma, prima,
Isaotta, la Musa,
quella ch’io più cantai, con un baleno
tra i cigli e con protese
le bellissime braccia, offre il suo seno,
come Giulia Farnese.
IL LIBRO D’ISAOTTA
Ella apparve.—Buon dì, messer cantore!—
disse ridendo con gentile volto.