Un non so che senso augusto
si spargea, di deità,
su da quella morta pietra
ne la gran vacuità.
Un istante voi fermaste
il cavallo in su ’l confine.
Ne l’eguale ombra più vaste
digradavan le ruine.
Ma s’apría più vasto ancora
e profondo il mio desir.
Io sentìa l’impeto forte
a la mia bocca salir.
Voi diceste:—Or dunque il vostro
bel San Giorgio? È ancor lontano?—
In silenzio alto di chiostro
era il fòro. Con che strano
sentimento di tristezza
ne ’l silenzio risonò
quella voce, e ne ’l mio cuore
la speranza ravvivò!
A San Giorgio io vi guidai,
a la chiesa erma e gentile
che fiorito a’ novi rai
leva il roseo campanile.
Da la prossima Cloaca,
che de ’l maggio a la virtù
pur fioría, di femminette
gran cantar veniva su.
I mattoni bisantini
rilucean vermigli a ’l sole,
come fosser pietre fini,
carboncelli o cornïole.
Oh San Giorgio benedetto!
Ivi alfin l’amor s’aprì.
Dolci cose io vi parlai.
Piano, voi diceste sì.