1.

Io ricordo, Atenái. Lungo il sentiere
de’ pioppi bianchi e de le tamerici,
maga possente contro i maleficj,
guida voi foste a ’l debil cavaliere.

Ilare, accanto a voi, senza temere,
io respirava l’aure innovatrici:
mi battean ratte ne le cicatrici
l’onde de ’l sangue tiepide e leggere.

Or co ’l vento giungean quasi a riviere
i profumi da l’ultime pendici;
e, sentendosi il vento a le narici,
i cavalli fremevan di piacere.

Su l’argine de i fossi aride e nere,
fuor de la terra uscendo, le radici
si distendean con lotte ed artificj
meravigliosi a l’ime acque per bere.

Ma salivan ne’ tronchi e ne le intiere
membra correvan l’acque avvivatrici;
contendeva il germoglio i beneficj
de la luce, bramando di godere;

e, in alto, a ’l Sole un coro di preghiere
mormoravano li alberi felici,
espandendo le chiome ai vènti amici,
crescendo a le future primavere.

2.

Io ricordo, Atenai. Voi, con un mite
sorriso di bontà su le fiorenti
labbra, i miei gesti e i vari atteggiamenti
de ’l mio cavallo seguivate.—Oh dite,

maga Atenai, voi che le mie ferite
curaste di sì dolci lenimenti;
voi che le mani tenere ed aulenti
posaste ne le mie piaghe inasprite;