Disegno di Vincenzo Cabianca.
I.
Poichè su la campagna salutare
era venuta la dolce stagione
e un gran disío di vivere e d’amare
in me tornava con la guarigione,
ella talvolta a le mattine chiare
tutta ridente apriva il mio balcone.
Il suo riso e la luce in un sol getto
m’inondavan di gioia: álacre in petto
balzava il cuore. Oh mie memorie buone!
Vedea composti in fila li alberelli
su ’l cielo azzurro come il fior de ’l lino,
dritti, con rare foglie, e lunghi e snelli,
quali eran cari a Pietro Perugino;
e a quando a quando udia di tra’ ramelli
gittar suoi trilli dotti un lucherino.
Mi veniva ne ’l cuor sì gran diletto
da quella vista, ch’io m’ergea su ’l letto
alquanto, a riguardar più da vicino.
Ben ella avea que’ miei palpiti istessi.
Talvolta io mi sentia li occhi velare.
Le lacrime facean sì ch’io vedessi
tutte le forme a l’aria tremolare
confusamente, simili a riflessi
vani di cose in fondo a un roseo mare.
Ella, ne le sue man présomi stretto
il capo, susurrava:—Oh mio diletto!
Amor mio dolce!—Io mi credea mancare.