II.

Odor di rose, forse da i giardini
chiusi del Re, venìa confusamente;
e splendea ne la fredda ora, imminente,
la Luna su ’l palazzo Barberini.

Mormoravan con voci roche e lente
le fontane invisibili tra i pini:
or sì or no li stocchi adamantini
oltre i rami balzavan di repente.

Noi, chinati da l’alta loggia, soli,
(ella rabbrividìa) de le fontane
ascoltavamo i languidi racconti.

Non così dolce cantan li usignuoli!
Vago ne l’alba suono di campane
giungeva da la Trinità de’ Monti.

III.

Più chiara su ’l palazzo Lorenzana
la Luna risplendea, Donna Francesca,
quella vostra beltà raffaellesca
guardando con dolcezza quasi umana.

La fontana di Giacomo, a la fresca
serenità, con voce roca e piana
mettea parole, come una fontana
magica de l’età cavalleresca.

Scintillavano l’acque; le figure
prendean vive attitudini, a l’albore
danzando in tondo con rapide fughe.

Per tale ausilio, al fin le vostre pure
labbra io baciai; così vinsevi amore...
Oh fontanella de le Tartarughe!