IV.

Dorme, poggiata il capo a ’l davanzale
de ’l balcon fiorentino,
la Titania di Shakspeare; e un divino
sogno da ’l cuor lunatico le sale.

Una rete d’argento siderale
i suoi capelli accoglie,
e luminose fasciano le spoglie,
dei colùbri la sua forma ideale.

Per lei tramano i ragni, su l’opale
de l’aria, le sottili
opere in tra li stipiti; ed i fili
aurei tremano a l’alito immortale.

Così, Donna Francesca, entro il natale
albore di Selene,
ora dormite; e, in torno a le serene
bellezze, io vo tramando il madrigale,

mentre spiran le rose l’aromale
anima ne’ roseti
e li usignuoli i fiumi ed i poeti
cantan la notte augusta e nuziale.

V.

Una notte, com’io l’alta portiera
sollevai piano co’ la man tremante,
presso il gran letto la mia dolce amante
scorsi a ginocchi in atto di preghiera.

Ricorrean ne la stanza ampia e severa,
intessute con rara arte, le sante
Allegoríe che l’anima pregante
traevan forse a più gioconda sfera.

Muto io ristetti, come a ’l limitare
d’un tempio; ma il disío tutto s’immerse,
stridendo, in quel misterioso aroma.