«Come in un tempio, ne ’l tuo cor ricevi
«l’alto Ideale che de l’uomo è figlio.
«E sappi in quel che mangi e in quel che bevi
«trovar l’ambrosia e il nettare vermiglio.»
Ed ammoniva: «O donna, o Vaso insigne
«de la dolcezza ed Arca de l’oblìo,
«versa a li uomini il vin che già il Desío
«cantando ricogliea ne le tue vigne.
«Fa che soave il tuo spirito ceda
«a l’alitare d’ogni passïone,
«come la tibia d’oro ove un’auleda
«prova a diletto sua lene canzone.
«Ama il tuo sposo ed ama il tuo figliuolo
«ma fa che il beneficio tuo si spanda
«pur su colui che in carità dimanda
«una stilla d’amore, umile e solo.
«E tutto diverrà per t’onorare
«Mirra, Olibano, Incenso e Belzuino;
«e saliranno come ad un altare
«i cuori a te, con giubilo divino.
«La carne è santa. È l’immortale rosa
«che palpita di suo sangue vermiglia.
«È la madre de l’uomo ed è la figlia.
«Ed è quella che sta sopra ogni cosa.
«Ella racchiude, come un’urna aromi,
«tutte le voluttà, tutti i dolori.
«Ha l’ardente opulenza ella de’ pomi,
«ha la soavità casta de’ fiori.
«Quale a notte in un tempio una fontana
«mormora ascosa e dà voci di lire,
«fa il sangue in lei pe ’l ritmico fluire
«una musica assai dolce e lontana.
«La carne è santa. Guai a chi non piega
«l’anima innanzi a lei; però che tristo
«egli l’essere suo nega, e rinnega
«il suo divin maestro Gesù Cristo:
«Gesù che, fatto carne, in su la croce
«morì ne la montagna solitaria,
«Gesù che, fatto carne, ebbe in Samaria
«verso la donna così mite voce,