o tu che de ’l tuo corpo hai fatto vase
a’ balsami celesti ed a’ profani,
o tu che scendi ne le nostre case
qual ne’ campi rugiada, Eleabani,

m’odi: li astri de ’l ciel com’aurei pomi
tremano in tra le foglie a’ melograni;
io son ebra e languisco, Eleabani,
come la damma a ’l colle de li aromi.

Come al vento tra le árbori la damma,
io trasalgo e sobbalzo ai romor vani.
Ad ora ad ora, in ciel vedo una fiamma.
Non tu sei che lampeggi, Eleabani?

Ed egli, avendo ereditato il Verbo,
amò, come Gesù, peregrinare.
Le parabole sue, rapide e chiare,
pungean le menti con lor senso acerbo.

Predilesse i conviti, poi che aperto
ne la fraternità convivïale
è l’animo de li uomini ed un serto
di chiarissima luce il vin spirtale

cinge a le fronti; e predilesse i petti
feminei, de’ lunati omeri il giro,
a segnar come in nitido papiro
evangelicamente i suoi versetti.

Quale un fiume, cui gonfia d’acque il maggio,
da le sedi natali alto discende
e più cresce in sua gioia e con selvaggio
fremito ride e a ’l sol pieno s’accende:

odono i boschi giugner la ruina,
vasti su le pacifiche pendici;
in van lottano; e, presi a le radici,
piomban ne ’l gorgo: tal la sua dottrina

volgea, passando, le credenze e i culti
e risplendea di libertà ne ’l sole.
Come il fiume in sua via reca virgulti,
pur recava d’amor nuove parole.

Egli ammoniva: «O giusto, è breve l’ora.
«Ne la tua servitù sii paziente.
«La pazienza è l’immortal nepente
«che afforza i nervi e l’anima ristora.