Salgono miti su da ’l verziere
a ’l balcone i leandri in rosei fiocchi;
un gran paone sta co’ suoi cent’occhi
vigile in alto da le ringhiere.

E mentre il cane, quasi per bere,
vibra in ritmo la lingua umida a ’l fiore
de ’l niveo pié, gli corron su ’l nitore
de ’l dorso lunghe onde leggere,

e i fianchi scarni pulsano, e in fiere
di serpe anella torcesi la coda,
e tremano le zampe in su la proda
de l’ampio letto, lucide e nere.

II.

Con il fior de la bocca umida a bere
ella attinge il cristallo. Io lentamente
le verso a stille il vin dolce ed ardente
entro quel rosso fiore de ’l piacere;

e chinato su lei, muto coppiere,
guardo le forme dilettosamente:
la sua testa d’Ermète adolescente
e la sagliente spira de ’l bicchiere.

Or, poi che le pupille a l’amorosa
concordia de le due forme stupende
io solo, io solo, io solo ho dilettate,

godo infranger la coppa preziosa;
e improvviso un desìo vano mi prende
d’infrangere le membra bene amate.

III.

Splendidi in tra’ vapori aurei de ’l vino
per lei, come pe’ i belli iddii pagani
ne la serenità de ’l ciel latino,
sorgono li atrj d’Alessandro Albani.