Oh, la Sirenetta! Vieni, vieni.

La Sirenetta, avanzandosi fino ai cristalli.

Mi riconosci?

Rimane di fuori, in modo che la sua figura appare tra il luccichio dei cristalli, i quali sembrano continuare intorno a lei il tremito raggiante e incessante delle grandi acque. È giovine, sottile, pieghevole; ha i capelli fulvi e scarmigliati, il volto d'un color d'oro olivigno, i denti candidi come l'osso della seppia, gli occhi umidi e glauchi, il collo esile e lungo, ornato d'una collana di conchiglie, in tutta la persona qualcosa d'indicibilmente fresco e guizzante che fa pensare a una creatura impregnata di salsedine, emersa dalla mobilità dei flutti, proveniente dai nascondigli d'una scogliera. La sua gonna di bordato bianco e turchino, lacera e scolorita, scende poco più giù dei ginocchi, lasciando scoperte le gambe ignude; il suo grembiule azzurrognolo stilla e odora di salmastro come una nassa; i suoi piedi scalzi, a contrasto dal color bruno che le ha dato il sole, sono singolarmente pallidi come le radici delle piante acquatiche. E la sua voce è limpida e puerile; e taluna delle parole ch'ella proferisce sembra rischiarare d'una misteriosa felicità il suo volto ingenuo.

Mi riconosci, signora bella?

Silvia Settala.

Ti riconosco, ti riconosco.

La Sirenetta.

Mi riconosci? Chi sono io?

Silvia Settala.