Silvia Settala.
Che vi diceva?
Lorenzo Gaddi.
Cose vaghe e deliziose, imaginazioni di convalescente. Le conosco. Sono stato anch'io malato. Ora gli sembra d'avere smarrito l'arte sua, di non aver più alcuna potenza, d'essere divenuto estraneo alla bellezza. Ora invece gli sembra che i suoi pollici abbiano assunto una virtù magica e che a un semplice tocco le forme debbano escirgli dalla creta con la facilità dei sogni.... Ha qualche inquietudine per l'abbandono in cui crede sia rimasto il suo studio, laggiù, sul Mugnone. Mi ha pregato d'andare a vedere.... Avete voi la chiave?
Silvia Settala, turbata.
C'è il custode.
Lorenzo Gaddi.
Non siete più stata laggiù, da quando?
Silvia Settala.
Da quando la cosa incominciò.... Non ho ancora avuto il cuore di rientrarvi. Credo che vedrei da per tutto le macchie di sangue e troverei da per tutto le tracce di colei.... Ella è ancora padrona laggiù. Quel luogo è ancora il suo dominio.