La Sirenetta.
Le hai donate? A chi?
Silvia Settala.
Al mio amore.
La Sirenetta.
Ah, che crudele amore! Com'erano belle, com'erano belle! Credi tu che io non me ne ricordi? Te le ho baciate; tante tante volte te le ho baciate con questa bocca. Mi davano il pane, una melagrana, una tazza di latte.... Erano belle come se te le avesse fatte l'Alba con un fiato, bianche come il fiore della maretta, più fini di quei ricami che fa il vento nell'arena; si movevano come il sole nell'acqua, favellavano meglio della lingua e delle pupille, quello che dicevano era come una parola benigna, quello che prendevano per donare doventava tutt'oro. Me ne ricordo: le vedo, le vedo. Un giorno giocavano con l'arena tiepida: l'arena passava tra le dita come in un vaglietto e si piacevano nel gioco; e la Beata le guardava e rideva; e io, che le guardavo, avevo il medesimo piacere. Un giorno sbucciavano un'arancia: e ne fecero tanti spicchi, e a me ne toccò uno ed era dolce come un fiale. Un giorno mettevano una fasciolina intorno a un piede della piccola, che piangeva perchè l'aveva pinzata un gamberello; e il dolore súbito cessò, e la piccola si mise a correre per la riva. Un giorno giocavano con que' bei riccioli, e d'ogni ricciolo si facevano un anello per ogni dito, e poi ricominciavano, e poi ricominciavano ancora; e la Beata si addormentò con la rugiada in bocca....
Silvia Settala, soffocatamente.
Non dir più! Non dir più!
La Sirenetta.
Ah, che crudele amore!