La Sirenetta.

Più belle?

Silvia Settala.

Tu mi consolerai, Sirenetta. Io non posso prendere la tua stella, ma posso guardare i tuoi occhi e udire la tua voce. Stammi vicina, ora che t'ho ritrovata. Anch'io ti vorrei per sorella.

La Sirenetta.

Vorrei darti le mie mani, se non fossero tanto ruvide e scure.

Silvia Settala.

Sono felici le tue mani: toccano le foglie, i fiori, l'arena, l'acqua, le pietre, i fanciulli, gli animali, tutte le cose innocenti. Tu sei felice, Sirenetta: la tua anima nasce ogni mattina; ora è piccola come una perla e ora è grande come il mare. Tu non hai nulla e hai tutto; non sai nulla e sai tutto....

La Sirenetta, volgendosi a un tratto e interrompendola.

Hai sentito la folata? Guarda, guarda quante rondini sul mare! Sono più di mille: una nuvola viva. Guarda come brillano! Ora partono, vanno a un gran viaggio, in una terra distante; l'ombra cammina su l'acqua con loro; qualche piuma cade; si farà sera; incontreranno le barche in alto mare; vedranno i fuochi, udranno i canti dei marinai; i marinai le guarderanno passare; passeranno rasente alle vele; qualcuna urterà, cadrà sul ponte stanca. Una sera, una nuvola di rondini stanche s'abbatterà su una barca come un passo di storni su le paretelle e tutta la ricoprirà. I marinai non le toccheranno. Non si moveranno, per non spaventarle; non parleranno, per lasciarle dormire. E, come ce ne sarà anche sul ceppo dell'àncora e su la barra del timone, per quella notte la barca andrà alla ventura sotto la luna. Ma all'alba.... Ah! Chi ti chiama?