Silvia Settala.
Eccomi, Francesca; sono pronta. La stanza è già preparata, maestro, se volete salire.
Lorenzo Gaddi, andando verso di lei con la voce tremante di commozione.
Coraggio! È l'ultima prova.
Esce per la porta. La mutilata si avanza verso la sorella, anelante.
Silvia Settala.
Ora va, va! Conducila. Aspetto qui.
La sorella le cinge con le braccia il collo e la bacia, in silenzio. Poi esce dalla parte del mare, si allontana rapidamente tra gli oleandri.
SCENA TERZA.
Silvia Settala, anelante, guarda per mezzo ai rami che il sole obliquo accende. È l'ora estatica. Il giorno è più limpido che i cristalli della stanza bianca; il mare è soave come il fiore del lino, immobile così che le lunghe imagini delle vele rispecchiate sembrano toccarne il fondo; il fiume sembra generare quel gran riposo, versandovi l'onda perenne della sua pace; i boschi salubri, tutti penetrati di fluido oro, si alleggeriscono meravigliosamente, quasi che perdano le radici per nuotare nella delizia del loro aroma; le Alpi marmifere in lontananza segnano nel cielo una linea di bellezza, in cui si rivela il sogno che sorge dal loro chiuso popolo di statue addormentate.