La figlia si slancia verso la madre con un grido di gioia, tutt'accesa in viso, calda, con i capelli scomposti, ansante come dopo una lunga corsa, portando un fascio confuso di fiori. Com'ella si slancia, il fascio cade. La mutilata si china verso le piccole braccia che le avvinghiano il collo; offre la faccia morente ai furiosi baci.
Silvia Settala.
Beata! Beata!
Beata, ansante.
Ah, quanto ho corso, quanto ho corso! Sono fuggita, sola. Ho corso, ho corso.... Non volevano lasciarmi venire. Ah, ma io sono fuggita, col mio fascio di fiori.
Copre di nuovi baci il volto materno.
Silvia Settala.
Sei tutta molle di sudore, sei tutta calda, bruci.... Mio Dio!
Nell'impeto della tenerezza, ella sta per fare il gesto istintivo di asciugarla; ma si trattiene, nasconde nelle pieghe della veste i suoi moncherini; e un brivido di orrore, visibile, le traversa la persona.
Beata.