Cosimo Dalbo.

Non ti vedo.

Lucio Settala.

Peccato, amico mio.

Cosimo Dalbo.

Ma chi ti vieta il grande parco? Tu vi rientri pel viale dei cipressi, e trovi sul limite il tuo genio tutelare.

Lucio Settala, levandosi di scatto, come uno che perda di continuo la padronanza di sè.

Tutelare! Ah, mi sembra che tu pieghi una parola su l'altra, come fasce su filaccie, per la paura di sentir pulsare la vita. Hai tu mai premuto il dito su un'arteria messa a nudo, su un tendine lacerato?

Cosimo Dalbo.

Lucio, tu ti adiri ogni momento. V'è in te qualche cosa di acre e di convulso, una specie di esasperazione che t'impedisce di esser giusto. Tu non sei ancora escito di convalescenza, non sei guarito ancora. Un urto improvviso è venuto a turbare l'opera dolce che la Natura compiva in te. Le tue forze che rinascevano si sono inasprite. Se il mio consiglio valesse, io vorrei che tu andassi per ora a Bocca d'Arno, come avevi disegnato. Là, tra il bosco e il mare, tu ritroverai un po' di calma per considerare quale debba essere la tua attitudine; e ritroverai anche la bontà che ti darà lume...