Cosimo Dalbo.

Ma poi?

Lucio Settala.

Poi riconobbi che v'era qualche altra cosa da abolire in me: questa forza che affluisce alle mie dita incessantemente per riprodurre....

Cosimo Dalbo.

Che intendi?

Lucio Settala.

Intendo che forse sarei salvo, se avessi dimenticato anche l'arte. In certi giorni, là nel mio letto, guardandomi le mani indebolite, mi pareva incredibile che potessero ancora creare; mi pareva che avessero perduto ogni virtù. Mi sentivo interamente estraneo a quel mondo di forme in cui avevo vissuto.... prima di morire. Pensavo: "Lucio Settala, lo statuario, è trapassato." E imaginavo di farmi giardiniere d'un piccolo giardino.

Egli si siede, come placato, socchiudendo le palpebre, con un'aria di stanchezza, con un sorriso d'ironia appena visibile.

Potare i rosai, annaffiarli, liberarli dai bruchi, agguagliare il bossolo con le cesoie, guidare l'edera su pei muricciuoli, in un giardinetto inclinato verso il fiume dell'Oblío; e non più rammaricarmi di aver lasciato su l'altra riva un glorioso parco popolato di lauri, di cipressi, di mirti, di marmi e di sogni.... Tu mi vedi là, felice, con le cesoie lucenti, vestito di bordatino!