Il mare è sempre deserto. Lo scirocco rinfresca. Sul far della sera, dopo circa sei ore di nuoto, il naufrago avvista la Mula di Muggia, ha l'illusione della salvezza, la tentazione dell'approdo.
Ecco il momento eroico di questo gran cuore marino.
La terra è là, sinuosa e bassa, coi suoi lunghi dossi violacei. La sera sinistra cala su la solitudine non interrotta né da una scìa né da una traccia di fumo. Lungo la costa nemica si accendono i fasci di luce che scrutano il cielo e il mare ostili. Dai cannoni che tuonano su l'Isonzo, si propaga il rombo per tutto il golfo. Nessuna stella sgorga dal crepuscolo che s'abbuia. Laggiù, sul fondo di sabbia e di fango, sotto lo specchio d'acqua ove continuano a pullulare la nafta e l'aria, il Jalea morto giace coi suoi morti. Un d'essi è scivolato fuori dalla falla di poppa, e va fluttuando nella striscia oleosa. Dove sono i tre nuotatori che mostravano di aver tanta fretta? Dov'è Biagio di Tullio? dov'è Guido Cavalieri? Hanno raggiunto la costa? hanno preso terra a Grado? già in salvo?
Un materasso di gomma galleggia trasportato dalla marea, là, verso il Banco d'Orio.
Vietri, che vuol dire costanza, mentre fa il morto, supino su l'onda squammosa, considera pacatamente le probabilità di salvezza e delibera. Sa che alla Mula di Muggia in quell'ora non c'è anima viva e che, se riescisse ad approdarvi, si troverebbe tutta la notte abbandonato in una spiaggia perfida di rena e di melma. A progredire verso Grado la corrente non gli è favorevole, anzi lo respinge al largo per levante. Ma quella stessa corrente, s'egli la segua invece di contrariarla, lo aiuterà forse a ridiscendere verso Grado nella prima luce del mattino. Gli conviene dunque riallontanarsi dalla terra e prepararsi a passare in mare una notte di circa nove ore. Non esita, non si scoraggia, non dubita delle sue forze, non ha paura dell'ignoto, non è stanco di lottare e di patire. «O cuore, sopporta.» Ed è un cuore di vent'anni!
Riconosce il proiettore austriaco di Duino; e su quello si regola per determinare via via la direzione e la velocità della deriva. Tutta la notte vede balenare, ode tuonare la battaglia lontana su l'Isonzo affocato. Il cuore non gli vien mai meno, né la mente gli s'offusca. È duro, costante, vigile, sagace. Come non si lascia sopraffare dall'ansia, così non si lascia vincere dal freddo, dalla sete, dalla fame. Sono passate quattro ore, e la notte è al colmo. Fra quattro ore comincerà ad albeggiare. La sua pazienza d'uomo supera la pazienza della notte. Il vecchio marinaio d'Itaca non è più virtuoso di questo imberbe marinaio campano. Il sale lo impregna e lo preserva. Le stelle gli sono fauste. Alla diana egli scorge di nuovo la terra, avvista la riva di Grado.
Allora getta il suo primo grido, il saluto del risveglio, il richiamo del gallo. Chiara è la voce, e aumenta con la luce. È la novissima giovinezza d'Italia che saluta il giorno, temprata nel suo mare.
S'ode la voce su la spiaggia latina, nel vecchio porto dei Patriarchi, nelle acque gradate.
Allora la sorte a tante prove così crude aggiunge un ultima prova, la più cruda.
Alla voce di soccorso ripetuta, escono senza indugio un battello a elica e una piccola barca lagunare, un topo da pesca; e si mettono alla ricerca del naufrago.