Se bene gli uditori fossero in più gran numero, la sedia vicina era rimasta vuota.

Scorsi un'ombra che s'appressava lungo la fila.

La mia inquietudine cresceva d'attimo in attimo così appassionatamente, che mi volsi, con l'anima negli occhi e col cuore balzante alla gola, come per ricevere d'un tratto quella bellezza che in tutti i miei sensi aveva già il suo luogo.

Due magre mani dalle dita a spàtola si tendevano verso di me, e il mio nome era proferito da una voce non obliata.

Riconobbi subito un amico mio, del quale da qualche tempo non avevo più notizie: un musicista di molto valore e di fama non volgare, che più d'una volta era stato ospite del triste Quartiere d'inverno nell'alternativa del meglio e del peggio.

— Tu qui? da quanto tempo?

— Ho passato qui tutto l'inverno, con mia madre, non bene.

— Ma hai un ottimo aspetto.

Per mordere il dolore gli era rimasta una mascella scarna da cui il rasoio pareva avesse portato via brani di pelle morta sostituiti dall'unto e dal lustro della glicerina.

— No. Sono bruciato.