E rivedo la volta dei Profeti e delle Sibille, dove oggi forse dinanzi all'Eletto si abbassano i baldacchini dei porporati. «Acceptas ne electionem....»
La materia del mondo è di nuovo incandescente, come il massello che deve patire l'incudine e il maglio; è in fusione come il bronzo che deve colare per tutti i rami di gitto a riempiere la forma cava. Se il pontefice fosse un artefice di vita, se il vicario di Dio fosse un creatore onnipotente, quale opera potrebbe escire dalle sue mani!
Or è molt'anni, in una notte di dolore commossa da un fremito di speranze, salutammo un re eletto dal Destino con segni che ci parvero meravigliosi.
O tu che chiamato dalla Morte
venisti dal Mare,
Giovine, che assunto dalla Morte
fosti re nel Mare!
Si sogna che in questa ora sia vestito della tunica bianca e coperto del camauro vermiglio un papa giovine come quell'Ottaviano principe de' Romani nomato Giovanni XII, imberbe come il figlio di Alberico ma capace di contenere nel suo petto il coraggio sovrumano d'Ildebrando. Si sogna ch'egli non vada a sedersi sul trono preparato davanti all'altare per ricevere il bacio dei suoi cardinali, ma rimanga solo e si stenda supino sul pavimento della Cappella, con gli occhi e gli spiriti rivolti alla visione sublime di Michelangelo, e quivi faccia la sua vigilia, steso come le miriadi d'uomini in quel punto abbattuti su la terra dalla guerra, inspirato dalla Morte che è la musa della Resurrezione.
E, se tu volgi col dito
il foglio del libro verace