Ma le ospiti volgono per un altro cammino, con non so che umiltà inebriata.
E nessun fiore fu colto.
Il domani, verso sera, visitammo quel giardino bacìo che sta tra la Madonna dell'Orto e la Sacca della Misericordia, piantato dal procuratore di San Marco Tomaso Contarini fratello di quel cardinale Gaspare che fu candido amico di Vittoria Colonna e accomandò a Paolo III Ignazio di Loyola.
Non è un giardino disordinato e copioso come quello della Giudecca, mescolanza ardente di odori e di sapori. È ricomposto con arte su i vestigi cinquecenteschi, segretamente architettato, simile alle sale e alle camere terrene d'un palagio di verdura ove abiti una Stagione educata come una gentildonna ma non schiva d'intorbidare con qualche negligenza la sua grazia mite.
A traverso le sue grate di ferro guarda la laguna di Murano e di San Michele, dove il Gran Becchino attinge l'acqua triste con una secchia di vetro forata.
Ha le sue vecchie mura, la sua vecchissima cinta, dove ogni mattone ha vissuto la sua propria vita, patito i suoi mali, veduto passare i fantasmi del tempo, ceduto o resistito alla corrosione dei secoli e della salsedine, acceso o spento il suo colore. Uno ha tanto sanguinato che è come un massello di grumi; un altro s'è tanto consunto che si nasconde dietro un ragnatelo; un altro, divenuto insensibile, s'è indurito come la rosea cornalina. Altri hanno altri aspetti, altre infermità, altre rimembranze. E il muro tocca l'anima come un racconto che passi per le pupille, scritto coi segni delle fenditure e delle cicatrici. Quando si vede qua e là riapparire tra il fogliame, s'ha pietà come della vecchiezza denudata. Ma gli uccelli si posano su la sua cresta o sul ramo per cantare il medesimo canto.
Quella sera lo scirocco ci fu favorevole. Inumidì il mattone e la pietra ravvivandole, come l'antiquario passa la spugna umida su una lastra appannata di pavonazzetto o di cipollino per iscoprirne le venature e gli screzii.
Nontivolio camminò col suo passo «alla levriera» sopra un pavimento a quadri bianchi e rossi orlato di bossolo non più massiccio di un festone; e sotto l'altissimo tacco il marmo veronese riluceva come porfido suntuoso.
Passammo di appartamento in appartamento, per gli anditi dei pergolati. Le pergole erano sostenute da vecchie colonne, da vecchi capitelli, da vecchie travi, ove la fronda pareva non anche racconsolarsi d'aver portato e d'aver lasciato cadere il fiore. V'era un ricordo di cosa allegra, come quando il ramo séguita a vacillare dopo che l'uccello s'è involato.