ove i culmini il vespero feriva;
lei ghermir; tra la chioma di giacinti
cogliere il fior de la sua bocca viva! —
Seguono in van la desiata effigie.
Tal fino al labro era ne l'onde stigie
Tantalo, e il bel giardin vicin fioriva.
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Venezia, ottobre 1887.
GLOSA
Io pensava in un pomeriggio recente — tornando dai Giardini per quella tiepida riva degli Schiavoni che all'anima dei poeti vaganti poté sembrar talvolta non so qual magico ponte d'oro prolungato su un mare di luce e di silenzio verso un sogno di Bellezza infinito — io pensava, anzi assisteva nel mio pensiero come a un intimo spettacolo, alla nuziale alleanza dell'Autunno e di Venezia sotto i cieli.