E il novissimo senso musicale ch'essi hanno del colore fa sì che la lor creazione trascenda i limiti angusti dei simboli figurati e assuma l'alta virtù rivelatrice di un'infinita armonia.
Mai come dinnanzi alle loro ampie tele sinfoniali ci appare evidente la sentenza proferita da quel Vinci a cui la Verità balenò un giorno co' suoi mille volti segreti: «La musica non ha da essere chiamata altro che sorella della pittura.» La lor pittura non è soltanto «una poesia muta» ma è anche una musica muta. Per ciò i più sottili ricercatori di rari simboli, coloro che più furon curiosi di segnare nella purezza di fronti meditative gli indizii di un interno Universo, ci sembrano quasi aridi al paragone di questi grandi musici inconsapevoli.
Quando il Bonifacio, nella Parabola del ricco Epulone, intona su una nota di fuoco la più potente armonia di colore in cui siasi mai rivelata l'essenza di un'anima voluttuosa e superba, noi non interroghiamo il sire biondo che ascolta i suoni assiso tra le due cortigiane magnifiche i cui volti splendono come lampade di puro elettro; ma, trapassando il simbolo materiale, ci abbandoniamo con ansia alla virtù evocatrice dei profondi accordi in cui il nostro spirito sembra oggi trovare il presentimento di non so qual sera grave di belle fatalità e d'oro autunnale su un porto quieto come un bacino d'olio odorifero ove una galera palpitante di orifiamme entrerà con uno strano silenzio come una farfalla crepuscolare nel calice venato di un gran fiore.
Non la vedremo noi veramente coi nostri occhi mortali, in qualche sera di gloria, approdare al Palazzo dei Dogi?
Non ci appare essa da un orizzonte profetico nell'Allegoria dell'Autunno che il Tintoretto ci offre come una superiore imagine creata del nostro sogno di ieri?
Seduta su la sponda, in aspetto di deità, Venezia riceve l'anello dal giovine dio pampinifero disceso nell'acqua, mentre la Bellezza si libra nell'aria a volo con un serto di stelle per coronare l'alleanza meravigliosa.
Guardate il naviglio lontano! Sembra che rechi un annunzio. Guardate i fianchi della Donna simbolica! Sono capaci di portare il germe d'un mondo.
Bisogna onorare quel cittadino veneziano che, inviando un nobile messaggio ai nostri maestri d'arte e a quelli d'oltremonte e d'oltremare, dimostrò d'aver fede in questa forza di fecondità ideale ond'è dotata Venezia. V'è dunque ancora qualcuno che in mezzo a tanta miseria e a tanta abiezione serba la fede nel genio occulto della stirpe, nella virtù ascendente delle idealità trasmesseci dai padri, nel potere indistruttibile della Bellezza, nella sovrana dignità dello spirito, nella necessità delle gerarchie intellettuali, in tutti gli alti valori che oggi dal popolo d'Italia sono tenuti a vile. Bisogna onorare quel cittadino. Invitando con solennità a convenire in Venezia maestri d'ogni paese perchè recassero innanzi a questo eterno focolare d'arte una qualche testimonianza dei loro sogni e dei loro sforzi nuovi, egli dimostrò di conoscere il significato verace dell'evento opportuno.
In nessun altro luogo — egli certo pensò — questi ospiti potrebbero sentire più profondamente il discordo che è oggi tra l'Arte e la Vita.