O uomini solitarii — egli volle dire — i quali vi traeste in disparte dalla folla ostile per adorare un fantasma che sol vive nello specchio dei vostri occhi; e voi che vi creaste re d'una reggia senza finestre, ove in vano aspettate da tempo immemorabile non so qual Visitazione; e voi che di sotto a una ruina credeste disseppellire il simulacro della Bellezza, e non era se non una Sfinge corrosa che vi travaglierà coi suoi enigmi sino alla morte; e voi che ogni sera vi mettete su le vostre soglie per veder giungere lo Straniero misterioso dal mantello gonfio di doni, e pallidi ponete l'orecchio contro la terra per udire il passo che sembra avvicinarsi e poi si dilegua; voi tutti che un cordoglio rassegnato sterilisce o un orgoglio disperato divora, voi tutti che indura una pertinacia inutile o rende insonni un'attesa di continuo delusa, venite a riconoscere i vostri mali sotto lo splendore di quest'anima antica e pur sempre novella. Essa vi rivelerà il segreto della sua fiamma inestinguibile quando vi dirà che nacque dal più appassionato connubio dell'Arte con la Vita.

Nell'ottobre del 1895, chiudendosi la prima «Esposizione internazionale d'Arte» in Venezia.


Stampato in Firenze per i tipi di Salvadore Landi
novembre, 1895.


Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.