Le risa si rinnovellarono.

Un terzo gridò:

O faccia de cecòria mmàle còtte!
Tenète lu chelòre de la mòrte!

Altri distici volarono al Mazzagrogna. Una gioia feroce aveva invaso gli animi. La vista e l'odore del sangue inebriavano i più vicini. Tommaso di Beffi e Rocco Furci vennero a contesa di destrezza nel colpire con una sassata il cranio penzoloni dell'ucciso ancor caldo. Ad ogni colpo il cranio si moveva e dava sangue. La pietra di Rocco Furci alla fine colpì nel mezzo, levando un suono secco. Gli spettatori applaudirono. Ma erano sazii ormai del Mazzagrogna.

Di nuovo sorse il grido:

— Cassàura! Cassàura! Il duca! A morte! Fabrizio e Ferdinandino Scioli s'insinuavano tra la folla ed istigavano i facinorosi. Una terribile sassaiuola si levò contro le finestre del palazzo, fitta come una grandine, mista di schioppettate. I vetri cadevano addosso agli assalitori. Le pietre rimbalzavano. Rimasero feriti non pochi dei circostanti.

Terminati i sassi, consumato il piombo, Ferdinandino Scioli gridò:

— A terra le porte!

E il grido, ripetuto da tante bocche, tolse al duca d'Ofena ogni speranza di salvezza.

V.