Il Mazzagrogna stese una mano, come per sedare i clamori; raccolse tutta la potenza vocale; e incominciò col nome del re, quasi promulgasse una legge, per incutere al popolo il rispetto.

— In nome di S. M. Ferdinando II, per la grazia di Dio, re delle Due Sicilie, di Gerusalemme...

— A morte il ladro!

Due, tre schioppettate risonarono fra le grida; e l'arringatore, colpito al petto e alla fronte, vacillò, agitò in alto le mani e cadde in avanti. Nel cadere, la testa entrò fra l'un ferro e l'altro della ringhiera e penzolò di fuori come una zucca. Il sangue gocciolava sul terreno sottostante.

Il caso rallegrò il popolo. Lo schiamazzo saliva alle stelle.

Allora i portatori dell'antenna con l'impiccato vennero sotto il balcone e accostarono Vincenzio Murro al maggiordomo. Mentre l'antenna oscillava nell'aria, il popolo stava intento al congiungimento dei due morti, quasi ammutolito. Un poeta improvviso, alludendo all'occhio albino del Mazzagrogna e a quello cisposo del messo, gittò a squarciagola un sospetto:

Affàccet' a 'ssa fenêstre, ùocchie fritte,
Ca t' è mmenut' a ccandà 'lu scacazzate!

Un vasto scroscio di risa accolse lo scherno del poeta; e le risa si propagarono di bocca in bocca, come un tuono d'acque cadenti giù pe' sassi d'una china.

Un poeta rivale gridò:

Vide che ssòrt' ha da 'vé 'ssu cecàte!
S' affranghe de chiude 'l'ùocchie quande se mòre.