Le due donne entrarono nella stanza dell'infermo. La luce ivi era mite; l'odore di un farmaco, empiva l'aria; gli oggetti segnavano grandi e strane ombre. Il marchese di Fontanella, disteso nel letto, pallido, pieno di rughe, sorrise a Donna Laura, vedendola. Disse lentamente:
— Grazie, baronessa.
E le tese la mano ch'era umidiccia e tiepida.
Egli pareva aver ripreso gli spiriti d'un tratto, per uno sforzo di volontà. Parlò di varie cose, curando le parole, come quando stava sano.
Ma Donna Laura, all'ombra, lo fissava con uno sguardo così ardente di supplicazione che egli, indovinando, si volse alla moglie.
— Giovanna, ti prego, preparami tu la pozione, come stamattina.
La marchesa chiese licenza, ed uscì senza sospetto. Nel silenzio della casa si udirono i passi di lei allontanarsi su i tappeti.
Allora Donna Laura, con un moto indescrivibile, si chinò sul vecchio, gli prese le mani, gli strappò le parole con gli occhi.
— A Penti... Luca Marino... ha moglie, figli... una casa... Non lo vedere! Non lo vedere! — balbettò il vecchio, a fatica, preso da un terrore subitaneo che gli dilatava le pupille. — A Penti... Luca Marino... Non ti svelare mai!
Già la marchesa veniva, con il medicamento.