— Un momento, figlia mia! C'era nella stanza l'argenteria...

Candia, indovinando, si voltò come un falchetto inviperito che stia per ghermire. E le labbra sottili le tremavano.

— C'era nella stanza l'argenteria, e Donna Cristina trova mancante 'na cucchiara... Capite, figlia mia? L'avete presa voi... pe' sbaglio?

Candia saltò come una locusta, a quell'accusa immeritata. Ella non aveva preso nulla, in verità.

— Ah, io? Ah, io? Chi lo dice? Chi mi ha vista? Mi faccio meraviglia di voi, Don Sì! Mi faccio meraviglia di voi! Io ladra? io? io?...

E la sua indignazione non aveva fine. Ella più era ferita dall'ingiusta accusa perchè si sentiva capace dell'azione che le addebitavano.

— Dunque voi non l'avete presa? — interruppe Don Silla, ritirandosi in fondo alla sua grande sedia curule, prudentemente.

— Mi faccio meraviglia! — garrì di nuovo la donna, agitando le lunghe braccia come due bastoni.

— Be', andate. Si vedrà.

Candia uscì, senza salutare, urtando contro lo stipite della porta. Ella era diventata verde: era fuori di sè. Mettendo il piede nella via, vedendo tutta la gente assembrata, comprese che oramai l'opinione popolare era contro di lei; che nessuno avrebbe creduto alla sua innocenza. Nondimeno si mise a gridare le sue discolpe. La gente rideva, dileguandosi. Ella, furibonda, tornò a casa; si disperò; si mise a singhiozzare su la soglia.