Passacantando d'un tratto, dinanzi a lei, cinse co 'l braccio il collo di Peppuccia costringendola a bere, e quindi attaccò la bocca a quella bocca che ancora teneva il sorso del vino e fece atto di suggere. Peppuccia rideva, schermendosi; e per le risa il vino mal tracannato spruzzava la faccia del provocatore.

L'Africana divenne livida. Si ritrasse dietro il banco. Di mezzo al fumo denso del tabacco le giungevano gli schiamazzi e le mozze parole di Peppuccia e della Pica.

Ma la vetrata si aprì. E comparve su la soglia il Fiorentino, tutto avvolto in un pastrano, come uno sbirro.

— Ehi, ragazze! — fece con la voce rauca. — È ora.

Peppuccia, la Pica, le altre si levarono di tra gli uomini che le perseguitavano con le mani e con le parole; se ne uscirono, dietro il loro padrone, mentre pioveva e tutto il Bagno era un lago melmoso. Pachiò, Magnasangue, gli altri anche se ne uscirono, a uno a uno. Binchi-Banche rimase disteso sotto una tavola, immerso nel torpore dell'ebrietà. Il fumo nella taverna a poco a poco vaniva verso l'alto. Una tortora spennacchiata andava qua e là beccando le briciole del pane.


Allora, come Passacantando fece per alzarsi, l'Africana gli mosse in contro, lentamente, con la persona deforme atteggiata a una lusinghevole mollezza d'amore. Il gran seno le ondeggiava da una parte all'altra; ed una smorfia grottesca le rincrespava la faccia plenilunare. Su la faccia ella aveva due o tre piccoli ciuffi di peli crescenti dai nei; una lanugine densa le copriva il labbro superiore e le guance; i capelli corti, crespi e duri le formavano su 'l capo una specie di casco; le sopracciglia le si riunivano alla radice del naso camuso folte; cosicchè ella pareva non so qual mostruoso ermafrodito affetto di elefanzia o di idrope.

Quando fu presso all'uomo, ella gli afferrò la mano per trattenerlo.

— Oh, Giuvà!

— Che volete?