— Ush, ush, ush!

Allora Michelangelo, che dal suo letto udiva, d'improviso si affacciò alla finestra soprastante; e in furia si diede a caricar di contumelie e di imprecazioni il disturbatore.

— Fijie di puttane, vatt'a jettà a la Piscare! Vatténne da ecche! Vatténne, ca mo pijie na varre. Fijie di puttane a turmendà li cristiani vuo' venì? 'Mbriache 'vrette! Vatténne!

Turlendana si rimise a camminare, verso il fiume, barcollando. Al trivio dei fruttaiuoli una torma di cani stava in conciliabolo amoroso. Come l'uomo si appressò, la torma si disperse correndo verso il Bagno. Dal vicolo di Gesidio un'altra torma sbucò e prese la via dei Bastioni. Tutto il paese di Pescara, nel dolce plenilunio primaverile, era pieno di amori e di combattimenti canini. Il mastino di Madrigale, incatenato a guardia d'un bove ucciso, di tratto in tratto faceva sentire la sua voce profonda che dominava tutte le altre voci. Di tratto in tratto, qualche cane sbandato passava di gran corsa, solo, dirigendosi al luogo della mischia. Nelle case, i cani prigionieri ululavano.

Ora, un turbamento più strano prendeva il cervello dell'ebro. Dinanzi a lui, dietro a lui, in torno a lui, la fuga imaginaria delle cose ricominciava più rapida. Egli si avanzava, e tutte le cose si allontanavano: le nuvole, gli alberi, le pietre, le rive del fiume, le antenne delle barche, le case. Questa specie di repulsione e di reprobazione universale lo empì di terrore. Si fermò. Un gorgoglio prolungato gli moveva le viscere. Subito, nella mente scomposta, gli balenò un pensiero. — Il lepre! Anche il lepre di Ciávola non voleva più restar con lui! — Il terrore gli crebbe; un tremito gli prese le gambe e le braccia. Ma, incalzato, discese fra i salici teneri e le alte erbe su la riva.

La luna piena, radiante, spandeva per tutto il cielo una dolce serenità nivale. Gli alberi s'inclinavano in attitudini pacifiche alla contemplazione delle acque fuggitive. Quasi un respiro lento e solenne emanava dal sonno del fiume sotto la luna. Le rane cantavano.

Turlendana stava quasi nascosto tra le piante. Le mani gli tremavano su i ginocchi. D'improvviso, egli sentì sotto di sè muoversi qualche cosa di vivo: una rana! Gittò un grido, si levò, si diede a correre traballando, in mezzo ai salici che lo fustigavano. Pel disordine de' suoi spiriti, egli era atterrito come da un fatto soprannaturale.

A un avvallamento del terreno cadde, bocconi, con la faccia su l'erba. Si rialzò a gran fatica, e stette un momento a riguardare in torno gli alberi.

Le forme argentee dei pioppi sorgevano immobili nell'aria, taciturne; e parevano inalzarsi fino alla luna, per un prolungamento ingannevole delle loro cime. Le rive del fiume si dileguavano indefinite, quasi immateriali, come le imagini dei paesi nei sogni. Su la parte destra gli estuari risplendevano d'una bianchezza abbagliante, d'una bianchezza salina, su cui ad intervalli le ombre gittate dalle nuvole migratrici passavano mollemente come veli azzurri. Più lungi la selva chiudeva l'orizzonte. Il profumo della selva e il profumo del mare si mescolavano.

— Oh Turlendana! ooooh! — gridò una voce, chiarissima.