Orsola ebbe paura di quegli occhi che mostravano il bianco nello sguardo, e stette sbigottita finchè il gruppo non si allontanò. Lo scoraggiamento incominciava a impadronirsi di lei; la solitudine cominciava ad esserle paventosa, poichè nella campagna correva per lunghi brividi l'annunzio della pioggia e un silenzio quasi lugubre scendeva nell'aria dalle nuvole raccolte. Ella s'era appoggiata ad un tronco: freschi soffi intermessi le investivano la persona e le gelavano il sudore nei pori, soffi che accorrevano a lei co 'l fruscìo di un animale furtivo nell'erba; mentre in torno il tremolìo del sole pareva un riverbero d'acque lontane. Pallidi fiori d'un giallo sulfureo facevano onda a pie' degli olivi.

Un ricordo scese allora dai buoni alberi su l'animo della donna. — La chiesa era tutta piena di palme benedette e di aromi, quel giorno; ed ella andava tra il popolo sorretta dalle braccia di Marcello, in un gran tremore... Ma, come ella si soffermò in quel pensiero, le si smarrì la memoria; tutto le sfuggì in una incertezza di sogno. Soltanto, colpi sordi le batterono il cuore, sussulti d'angoscia le affannarono il respiro. Ella aveva ora la sensazione ottusa di un sopore che le cadesse sul cervello con la pesantezza d'un colpo di maglio. Un resto di volontà vigile le bastò a scuotersi debolmente e a discendere nella strada.

Le nuvole raccolte verso la Maiella avevano preso il colore diafano e grigio di una massa pendula d'acque. Larghe trombe si avvicinavano dalla marina più cariche; e ancora qualche azzurro campo si dilatava nell'alto. Un odore di umidità già saliva dalla polvere, da tutta la campagna ansante nell'aspettazione. Gli alberi immobili parevano assorbire la luce, si levavano anneriti in mezzo alla fumea dell'aria, popolavano di forme incerte la lontananza.

Orsola camminava con una fatica immensa, sentendo che le forze stavano per abbandonarla. — Ecco, pensava, arriverò a quell'albero e poi cadrò. — Ma non cadeva. Si scorgevano a destra le case di San Rocco. Un contadino veniva in contro a corsa.

— Buon uomo, è quello San Rocco?

— Sì, sì, voltate alla prima scorciatoia.

Grosse gocce sonanti cominciarono a cadere; poi d'un tratto la pioggia crescente rigò l'aria di lunghe frecce bianche, di lunghe sferze che percotendo schioccavano. Un sommovimento mostruoso agitò allora le nuvole: sprazzi di raggi eruppero di qua, di là. Tutte le colline, in fondo, a traverso le liste della pioggia si accesero un attimo e si rispensero. Una fievole serenità d'argento si levò su la Maiella, parve acuirsi come una spada sottile.

Orsola tentava di correre verso la quercia distante un tiro di schioppo. Le gocce le battevano su la nuca, le scivolavano per la schiena, le colpivano la faccia; e già le vesti erano tutte molli sino alla pelle. I passi le mancavano sul terreno sdrucciolevole. Ella cadde e si rialzò, due volte. Poi, quasi folle, si mise a gridare verso la casa.

— Aiuto! aiuto!

Una femmina uscì dalla porta e venne a sorreggerla, seguita da due cani che abbaiavano.