Camilla, la sorella, l'unica parente, presso al letto, pallidissima, tergeva le labbra nerastre e i denti incrostati dell'inferma con un lino umido di aceto. Don Vincenzo Bucci, il medico, seduto, guardava il pomo d'argento della bella mazza, le belle corniole incise ch'egli aveva negli anelli delle dita, aspettando. Teodora La Jece, una tessitrice vicina, stava ritta, in silenzio, tutta intenta nell'atteggiare a dolore la faccia bianca e lentigginosa, gli occhi d'acciaio, la bocca crudele.

Pax huic domui — disse il prete entrando. Apparve all'uscio Don Gennaro Tierno, lunghissimo e smilzo su piedi enormi, con i movimenti di un bruco che si snodi. Veniva dietro di lui Rosa Catena, una femmina che avea fatto pubblica professione d'impudicizia al suo tempo verde e che ora si salvava l'anima assistendo i moribondi, lavando i cadaveri, vestendoli e accomodandoli nella bara, senza prender mercede.

Nella stanza di Orsola tutti erano in ginocchio, chini la faccia. L'inferma non udiva; una stupefazione intensa le teneva ancora i sensi. E l'aspersorio si levò su di lei, lucido nell'aria, aspergendo il letto.

Asperges me, Domine, hyssopo, et mundabor... Ma Orsola non sentì l'onda purificatrice che la rendeva più bianca della neve innanzi al suo Signore.

Ella stirava davanti a sè con le dita fragili le coperte, aveva un moto tremulo nelle labbra, nella gola il gorgoglio della parola che ella non poteva profferire.

Exaudi nos, Domine sancte...

Allora uno scoppio di pianto risonò fra le parole latine, e Camilla nascose nella sponda del letto la faccia rigata di lacrime. Il medico s'era accostato e teneva fra le dita inanellate il polso di Orsola. Egli voleva scuoterla, apprestarla a ricevere il Sacramento dalle mani del sacerdote di Gesù Cristo, fare che ella porgesse la lingua all'ostia.

Orsola balbettò, gesticolò ancora vagamente nel vuoto, mentre la sollevavano su i guanciali. Ella non udiva se non un tintinno nei nervi dell'orecchio perturbati, a tratti un gridìo, a tratti una musica. Come fu sollevata, subitamente il rossore livido della faccia si mutò in un pallore di cadavere; la vescica di ghiaccio cadde dalla testa sul lenzuolo.

Misereatur...

Porse ella finalmente la lingua tremante, coperta d'una crosta mista di muco e di sangue nerastro, dove l'ostia vergine si posò.