Anna, adagiata sul suolo, sotto un olivo, sentendo prossima la morte, si rammaricava con un balbettìo fievole, perchè non voleva morire senza i sacramenti; e le monache d'in torno le davano conforto; e gli astanti la guardavano con pietà. Ora, d'improvviso, tra il popolo una voce si sparse, che da Porta-Caldara sarebbe uscito il busto dell'Apostolo. Le speranze risorgevano; canti di rogazione risorgevano nell'aria. Come da lungi vibrò un incognito luccichío, le donne s'inginocchiarono; e con i capelli disciolti, lacrimose, si misero a camminare su le ginocchia, in contro al luccichío, salmodiando.
Anna agonizzava. Sostenuta da due suore, udì le preghiere, udì l'annunzio; e forse in un'ultima illusione travide l'Apostolo veniente, poichè nella faccia cava le passò quasi un sorriso di gaudio. Alcune bolle di saliva le apparvero su le labbra; un'ondulazione brusca le corse e ricorse, visibile, le estremità del corpo; su gli occhi le palpebre le caddero, rossastre come per sangue stravasato; il capo le si ritrasse nelle spalle. E la vergine Anna così alfine spirò. Quando il luccichío si fece più da presso alle donne adoranti, si chiarì nel sole la forma di un giumento che portava in bilico su la groppa, secondo il costume, una banderuola di metallo.
GLI IDOLATRI.
I.
La gran piazza sabbiosa scintillava come sparsa di pomice in polvere. Tutte le case a torno imbiancate di calce parevano roventi come muraglie d'una immensa fornace che fosse per estinguersi. In fondo, i pilastri della chiesa riverberavano l'irradiamento delle nuvole e si facevano roggi come di granito; le vetrate balenavano quasi contenessero lo scoppio d'un incendio interno; le figurazioni sacre prendevano un'aria viva di colori e di attitudini; tutta la mole ora, sotto lo splendore della meteora crepuscolare, assumeva una più alta potenza di dominio su le case dei Radusani.
Volgevano dalle strade alla piazza gruppi d'uomini e di femmine vociferando e gesticolando. In tutti gli animi il terrore superstizioso ingigantiva rapidamente; da tutte quelle fantasie incolte mille imagini terribili di castigo divino si levavano; i commenti, le contestazioni ardenti, le scongiurazioni lamentevoli, i racconti sconnessi, le preghiere, le grida si mescevano in un rumorìo cupo d'uragano imminente. Già da più giorni quei rossori sanguigni indugiavano nel cielo dopo il tramonto, invadevano la tranquillità della notte, illuminavano tragicamente i sonni delle campagne, suscitavano gli urli dei cani.
— Giacobbe! Giacobbe! — gridavano, agitando le braccia, alcuni che fin allora avevano parlato a voce bassa, innanzi alla chiesa, stretti in torno a un pilastro del vestibolo. — Giacobbe!
Usciva dalla porta madre e si accostava agli appellanti un uomo lungo e macilento che pareva infermo di febbre etica, calvo su la sommità del cranio e coronato alle tempie e alla nuca di certi lunghi capelli rossicci. I suoi piccoli occhi cavi erano animati come dall'ardore di una passione profonda, un po' convergenti verso la radice del naso, d'un colore incerto. La mancanza dei due denti d'avanti nella mascella superiore dava all'atto della sua bocca nel profferire le parole e al moto del mento aguzzo sparso di peli una singolare apparenza di senilità faunesca. Tutto il resto del corpo era una miserabile architettura di ossa mal celata nei panni; e su le mani, su i polsi, sul riverso delle braccia, sul petto la cute era piena di segni turchini, di incisioni fatte a punta di spillo e a polvere d'indaco, in memoria de' santuarii visitati, delle grazie ricevute, dei voti sciolti.
Come il fanatico giunse presso al gruppo del pilastro, una confusione di domande si levò da quelli uomini ansiosi. — Dunque? Che aveva detto Don Cònsolo? Facevano uscire soltanto il braccio d'argento? E tutto il busto non era meglio? Quando tornava Pallura con le candele? Erano cento libbre di cera? Soltanto cento libbre? E quando cominciavano le campane a suonare? Dunque? Dunque?
I clamori aumentarono in torno a Giacobbe; i più lontani si strinsero verso la chiesa; da tutte le strade la gente si riversò su la piazza e la riempì. E Giacobbe rispondeva agli interroganti, parlava a voce bassa, come se rivelasse segreti terribili, come se apportasse profezie da lontano. Egli aveva veduto nell'alto, in mezzo al sangue, una mano minacciosa, e poi un velo nero, e poi una spada e una tromba...