Il duetto crebbe in tenerezza. Le melodie del cavaliere Petrella deliziavano le orecchie degli uditori. Tutte le signore stavano chinate sul parapetto delle tribune, immobili, attente; e i loro volti, battuti dal riflesso del verde delle bandiere, impallidivano.

Un cangiar di paradiso

Il morir ci sembrerà!

Tilde uscì; ed entrò, cantando, il duca Carnioli ch'era un uomo corpulento e truculento e zazzeruto come ad un baritono si addice. Egli cantava fiorentinamente, aspirando le c iniziali, anzi addirittura sopprimendole talvolta.

Non sai tu che piombo è a ippiede

La atena oniugale?

Ma quando nel suo canto nominò alfine d'Amalfi la contessa, corse nel pubblico un fremito lungo. La contessa era desiderata, invocata.

Chiese Don Giovanni Ussorio a Don Antonio Brattella:

— Quando viene?

Rispose Don Antonio, lasciando cadere dall'alto la risposta: