Va, ve, vi, vo, vu...

Allora Orsola s'infastidì. La monotonia de' rumori e delle voci le dava al capo una pesantezza ingrata, le conciliava il sonno, mentre ella voleva essere desta, mentre ella sentiva ancora intorno a sè la respirazione dei fanciulli, il soffio giocondo di quelle vite.

Bal, bel, bil, bol, bul...

Prese i fiori, li mise in un bicchiere pieno d'acqua per conservarli. Li fiutò poi lungamente, stette con le narici tra quel fresco, chiudendo gli occhi, raccogliendosi tutta in quel peccato d'olfatto.

Gra, gre, gri, gro, gru...

Una gran nuvola bianca velò il sole. Orsola si accostò alla finestra, si porse al davanzale per guardar giù nella piazza. Di fronte, Donna Fermina Memma in una roba rosata stava sul balcone, tra i vasi dei garofani; e un gruppo di ufficiali passava sotto a lei ridendo e facendo un tintinnìo di sciabole sul lastrico. Più in là, nel giardino pubblico le piante di lilla erano sul fiorire, la punta del gigantesco pino si piegava al vento. Dalla cantina di Lucitino usciva Verdura, l'eterno ubriaco, barcollando e vociferando.

Orsola si ritrasse: era la prima volta, dopo tanto, che si affacciava su la piazza. Le parve di essere in alto in alto, guardando in giù; la prese una leggera vertigine.

Nar, ner, nir, nor, nur...

Il coro dentro seguitava, ancora, ancora, ancora.

Pla, ple, pli, plo, plu...