Orsola si sentiva soffocare, venir meno, a quella tortura: i suoi poveri nervi indeboliti cedevano. Il coro seguitava, al ritmo della bacchetta di Camilla battuta sul tavolino, implacabile.
— Ram, rem, rim, rom, rum...
— Sat, set, sit, sot, sut...
Allora un impeto subitaneo di singhiozzi squassò la convalescente, l'abbattè sul letto. Ella singhiozzava, così, bocconi, a braccia aperte, premendo la faccia su i guanciali, scossa dai sussulti, senza potersi frenare.
— Tal, tel, til, tol, tul...
VI.
Le erano ricresciuti tutti i capelli, crespi e castanei, come prima. Ella aveva ora una curiosità grande di guardarsi nello specchio; perchè Rosa Catena, con uno di quei lezii che sempre svelavano in lei l'antica femmina impudica, passandole la mano sul corpo le aveva detto: — Bellezza!
Aspettò dunque che Camilla uscisse; poi scese dal letto, staccò dalla parete uno di quelli specchi rococò a cornice d'oro appannati di macchie verdi; con un lembo della coperta tolse la polvere e si guardò dentro, sorridendo. Ella aveva tutto il collo nudo e pe 'l collo certe vene azzurrognole quasi in rilievo, e nella testa piccola e lunga qualche cosa di caprino, la bocca fine, il mento acuto, gli occhi castanei come i capelli, ma più tendenti al giallo. Il pallore trasparente e il sorriso davano una grazia nuova, una nuova giovinezza ai suoi ventisette anni.
Ella restò a guardarsi a lungo; e si piaceva di allontanare lentamente lo specchio e di veder sparire l'imagine in quella luce un po' glauca come in un velo d'acqua marina e quindi riemergere. La vanità la conquistava, la occupava. Ella si accorse di tante piccole cose a cui prima non aveva badato mai; per esempio, di un neo simile a una lenticchia, che le macchiava la pelle su la tempia sinistra, e di una cicatrice leggera che le attraversava l'arco di un sopracciglio. Restò così, a lungo. Poi, assalita da una gioia repentina cercò in torno un qualche diletto.
Quella capsula vegetale, ch'ella aveva trovato in fondo a un repostiglio, s'era aperta come in due valve scoprendo un grappolo denso di semi nerastri. Ogni seme pareva legato a filamenti sottilissimi d'una lucidità argentea; e il grappolo si manteneva compatto. Ma a pena la Vergine vi mise un soffio, un nuvolo di piumoline bianche si levò nell'aria e si sparpagliò qua e là brillando: erano le spie. I semi parevano alati, parevano insetti ésili ed evanescenti che si dissolvessero incontrando i raggi del sole o parevano lanugini di cigno a pena visibili; ondeggiavano, ricadevano, si mescolavano ai capelli di Orsola, le sfioravano la faccia, la coprivano tutta. Ella rideva, difendendosi da quell'invasione, cercando di scacciare quella pelurie che le vellicava la pelle e le si attaccava alle mani, ma le risa le impedivano i soffii.