— Guardate, laggiù! Guardate la casa dove sin dal primo giorno noi vi abbiamo accolto come un fratello, dove nostro padre vi ha accolto come un figliuolo, dove voi avete ritrovata intatta la memoria dei vostri cari morti. Guardate quanto sembra discosta! Pure, io la sento congiunta a me da mille legami invisibili ma più forti di qualunque catena. Mi sembra che, anche di qui, la mia vita si mescoli tutta a quel poco di vita che soffre laggiù.... Ah, forse voi non potete comprendere! Ma pensate, Claudio, l'atrocità del destino che ci sta sopra; pensate quella povera madre demente, quel vecchio accasciato ed esausto, quella vittima che trema di continuo su l'orlo della follia, e quell'altra ancora, che sta sotto la stessa condanna, e l'orrore del contagio, e la solitudine, e le angustie.... Ah, voi non potete comprendere! Fin dal primo giorno io ho temuto di rattristarvi; e ho cercato di risparmiarvi le peggiori afflizioni, di nascondervi le peggiori miserie; ho cercato sempre di frammettermi tra voi e la nostra sciagura. Poche volte, o forse mai, voi avete respirato la vera tristezza della nostra casa. Noi vi abbiamo condotto all'aperto, tra i fiori che per voi solo abbiamo ripreso ad amare; e nel nostro giardino abbandonato voi avete potuto far rivivere qualche cosa morta... Ma pensate lo strazio nascosto! Voi non potete vedere; ma io vedo di qui tutto quel che accade là dentro, come se le mura fossero di vetro e io le toccassi con la mia fronte. Pare che la vita sia sospesa: il padre e il figlio sono chiusi nella medesima stanza e non osano uscire e non osano parlare e ascoltano tutti i rumori, e l'uno accresce la sofferenza dell'altro, ed entrambi aspettano il mio ritorno, privi d'ogni forza, e tendono l'orecchio sperando di riconoscere la mia voce e il mio passo. Ed ella è smaniosa, mi cerca per tutti gli anditi, per tutte le stanze, mi chiama ad alta voce, si ferma davanti a una porta chiusa e si mette a origliare o a battere; e, di dentro, le mie due povere anime odono il suo ansare, e sussultano ad ogni colpo, e non sanno se non guardarsi negli occhi, con che strazio, mio Dio!
Ella si mise le mani alle tempie con un gesto istintivo, quasi per comprimervi una ripercussione di dolore; mentre tutto il suo corpo, distaccatosi dal macigno, s'inclinava verso il lontano luogo del supplizio. E per qualche istante, stretto alla gola dall'angoscia ch'ella mi aveva comunicato, chino nella sua stessa attitudine, anch'io rimasi sospeso su l'orlo del precipizio, con lo sguardo fisso alla dimora lontana dove quelle anime penavano.
— Pensate — ella riprese a dire, con la voce omai rotta — pensate, Claudio, quel che accadrebbe di loro se io non fossi più là, se io li abbandonassi! Anche quando io m'allontano per poco, provo non so che rammarico, non so che rimorso. Ogni volta che varco la soglia per uscire, un presentimento funesto mi stringe il cuore; e mi sembra che, rientrando, io debba trovare la casa piena di grida e di pianti....
Un tremito indomabile ora la scoteva tutta quanta, e i suoi occhi si dilatavano come se una visione truce li riempisse d'orrore.
— Antonello... — balbettò; e per qualche istante non potè proferire altra parola.
Io la guardava con una indicibile angoscia; e pativo nella mia anima le contratture delle sue care labbra. E la visione ch'era nei suoi occhi passava nei miei; e io rivedevo il volto bianco e consunto di Antonello, e il battito rapido delle sue palpebre, e il suo sorriso penoso, e i suoi gesti disordinati, e le onde di terrore che investivano d'improvviso il suo corpo lungo e magro squassandolo come una canna fragile.
— Antonello.... ha tentato di morire.... Lo so io sola.... Nessun altro lo sa; neppure Oddo. Guai!
Ella tremava, senza potersi dominare, addossata al macigno.
— Una sera, Dio mi avvertì, Dio mi mandò.... Sia lodato sempre!... Entrai nella sua stanza.... e lo trovai....
Soffocata, ella si toccava la gola con le dita convulse smarritamente, come se ora quel laccio stringesse lei medesima: tremante, disfatta, senza più coraggio dinnanzi al ricordo, ella che aveva saputo reprimere le sue grida alla vista del tramortito, suscitare da' suoi propri polsi una forza virile, compiere l'opera senza chiedere aiuto, nascondere in sé l'orribile segreto, vivere poi con la tragica imagine impressa nell'anima, di timore in timore, d'ansia in ansia! Così, nella sua verità sublime, ella mi si rivelava devota disperatamente a un affetto che aveva la sua radice nel più profondo e più sacro istinto dell'essere. La voce del sangue pareva gridare da tutte le sue vene; i legami del sangue tenevano ogni sua fibra. Ella era nata per portare i dolci e tremendi vincoli sino alla morte. Ella era disposta a consumarsi come un olocausto per nutrire la fiamma vacillante del suo focolare. “Di quale inaudito amore amerebbe ella dunque la creatura delle sue viscere?„