— No, no, — ella disse — non vi date pensiero, Claudio.
Poi, dopo una pausa, con la voce mutata e divenuta quasi segreta:
— È un'altra cosa.... Se chiudessi gli occhi, forse potrei vedere....
Il mio cuore tremava come una foglia a un soffio sconosciuto. E, se bene il volto di Anatolia si fosse ricomposto in una tristezza grave ma calma e per tutta la figura di lei fosse diffuso un sentimento di dominazione sul Male, io per analogie indistinte ripensai le ansie repentine di Antonello e quelle sue inquietudini ch'erano infallibili avvisi e quelle preveggenze che illuminavano i suoi pallidi occhi.
— Avete compreso, Anatolia? — io le domandai, prendendole una mano poiché eravamo addossati al macigno l'uno a fianco dell'altra. — Avete compreso che voi, voi sola, siete la compagna che il mio cuore nominò, in quella sera, quando il padre mi baciava la fronte per consentire? Voi vi alzaste e usciste dalla stanza, lieve come uno spirito; e io, non so perchè, imaginai la vostra faccia tutta bagnata di lacrime.... Ditemi se piangeste, Anatolia, e se il mio sogno vi fu caro!
Ella non rispose; ma, tenendo io la sua mano, mi parve che il più puro sangue del suo cuore affluisse all'estremità delle sue dita magneticamente.
— Quella sera — io soggiunsi per inebriarla di speranza — tornando a Rebursa, vidi brillare la Stella in cima a una delle mie vecchie torri; e tanta fede la vostra presenza aveva infusa nella mia anima, che io considerai il caso come un presagio divino! Da allora, io congiungo due imagini in quello splendore.... Voi sapete quale sia l'altra. Riodo le prime parole che voi mi rivolgeste là su la scalea: parole evocatrici di “una immensa bontà„. In tutto quel giorno l'imagine evocata non si distaccò dal vostro fianco per mostrarmi la sua elezione. Ella medesima, in una prossima sera mi accompagnerà alla dimora che fu piena del suo sorriso e che oggi è deserta.... Guardate, laggiù!
Ella guardò le torri lontane di Rebursa nella conca profonda ove le nuvole pendule stampavano larghi cerchi d'ombra; ma il suo sguardo trascorse a Trigento, e nell'intervallo i segni di una ineffabile violenza interiore passarono sul suo volto. Ella scosse il capo, sciogliendo la sua mano dalla mia.
— M'è vietata la felicità — disse con una voce dolorosa ma sicura, tenendo sempre gli occhi intenti al giardino delle sue pene, alla casa del suo martirio. — Anch'io, come Massimilla, mi sono consacrata; e anche il mio voto è inviolabile. E non è soltanto un atto della mia volontà, Claudio. Ora sento che è un sacrificio necessario, a cui non potrò sottrarmi. Voi avete udito dianzi il suono della mia risposta, quando mi avete invitata a salire con voi fino alla cima. Avete veduto quanto mi paresse leggero da prima il salire con voi, col sostegno della vostra mano. Ma poi.... non ho potuto andare più oltre; non abbiamo raggiunta la cima. Vedete: sono qui, inchiodata a un macigno. Voi mi fate un'offerta di cui voi medesimo non conoscete il pregio come io lo conosco; ed eccomi oppressa da una tristezza tanto grave che temo di non poterla sostenere, io che non ho mai avuto paura di soffrire!
Non osavo interromperla nè più toccarla. Una specie di timor religioso mi occupava. Con una commozione più forte di quella che m'aveva sollevato nella sera solenne, pur senza rivolgermi io sentivo palpitare al mio fianco non so che d'infinitamente augusto e arcano come le sostanze divine custodite sotto i veli nei penetrali dei templi. La voce parlava quasi nel mio orecchio, e nondimeno mi veniva da un'infinita lontananza. Semplici erano le parole; ma esse erano proferite su le sommità della vita, là dove l'anima umana non giunge se non per trasfigurarsi in ideale Bellezza.