— Non è Linturno, là? — chiesi io riconoscendo la città morta.
— È Linturno — rispose Oddo. — Ti ricordi? Una volta ci andammo insieme....
— Mi ricordo.
— Quanto tempo è passato!
— Quanto tempo!
— Ora non c'è molta differenza tra Linturno e Trigento — disse Antonello, toccandosi incertamente la barba su la guancia con le dita affilate, mentre i suoi occhi parevano perdere lo sguardo esteriore. — Domani vedrai.
— Ma tu lo scoraggi! — interruppe Oddo, con una leggera irritazione. — Domani non verrà.
— Verrò, verrò — assicurai, sforzandomi di sorridere e di vincere la mia tristezza medesima che più si chiudeva. — Verrò; e troverò bene il modo di rianimarvi. Mi sembrate un po' malati di solitudine, un po' depressi....
Antonello, ch'era seduto di fronte a me, pose una mano sul mio ginocchio chinandosi fino a guardarmi nelle pupille, mentre il suo volto prendeva un'indefinibile espressione di sgomento e di ansietà, come s'egli avesse trovato nelle mie parole un senso spaventoso e volesse interrogarmi. E di nuovo quel suo volto bianco, che mi si avvicinava, pur nella luce diurna mi parve escire da un mondo in cui respirasse solo; mi suscitò l'imagine di quei volti emaciati e spiritali che escono soli dai fondi misteriosi dei quadri sacri anneriti dal tempo e dal fumo dei cèrei.
Non fu se non un attimo. Egli si ritrasse e non parlò.