Quando posi il piede a terra, d'avanti al cancello; udii la voce di Oddo che stava alla vedetta.
— Benvenuto, Claudio!
Egli mi corse incontro festoso come la prima volta, con le braccia tese.
— Credevo che tu venissi più presto — disse con un tono di rimprovero. — Ti aspetto qui da due ore.
— Mi sono indugiato per la via — risposi. — Ho voluto riconoscere gli alberi e i sassi....
Con uno di quei suoi atti repentini e disordinati, misto di curiosità e di timidezza, egli si accostò al mio cavallo e gli palpò il collo.
— Com'è bello! — mormorò, mentre sotto la sua mano pallida e gracile il collo dell'animale aveva una rapida vibrazione di sensibilità.
— Lo potrai montare quando vorrai — io gli dissi. — Questo o un altro.
— Credo che non mi reggerei più in sella — rispose. — Credo che avrei paura.... Ma vieni! Vieni! Sei aspettato.
E mi condusse su per un viale compreso tra pareti di bosso indebolite dalla vecchiezza, sparse di radure profonde come buche, donde sembravami escissero freschi odori d'invisibili violette, strani come aliti giovenili in bocche deformi.