— Non abbiamo mai avuto il coraggio di separarcene, di allontanarla — soggiunse — perché non è violenta anzi è dolce. Qualche volta sembra guarita, ci dà quasi l'illusione d'un miracolo; ci chiama per nome, si ricorda d'un piccolo fatto lontano, ha il sorriso calmo. Benchè sappiamo oramai che tutto questo è un inganno, pure ogni volta la speranza ci fa palpitare, ogni volta l'ansietà ci soffoca. Voi comprendete....
La sua voce nel dolore perdeva il suono come una corda che s'allenti.
— Non è possibile confinarla nelle sue stanze, tenerla chiusa; non è possibile. Nè abbiamo cuore di sfuggirla quando si mostra, quando ci viene incontro, quando ci parla. Così, quasi di continuo, vive al nostro fianco, si mescola alla nostra esistenza....
— Certi giorni — interruppe d'improvviso Antonello, quasi con impeto, come spinto da un'eccitazione infrenabile — certi giorni tutta la casa è piena di lei. Noi respiriamo la sua follia. Qualcuno di noi rimane ore ed ore a sentirla parlare, seduto di fronte a lei seduta, con le mani imprigionate in quelle mani che tremano.... Comprendi?
Un nuovo silenzio, più grave, cadde su noi tutti. E ciascuno di noi soffriva riconoscendo in sé la realtà del dolore che le esili ombre azzurrine della pergola miste all'oro docile del sole involgevano come in un velario di sogno. S'udiva nel silenzio il suono d'un passo leggero che s'avvicinava su per le scalee di sotto. S'udiva a intervalli eguali uno scroscio sordo come d'un bacino che trabocchi. Una vibrazione misteriosa pareva salire dal giardino solitario. E io compresi come l'anima debole e triste potesse con quelle apparenze comporre il fantasma d'una vita innaturale e alimentarlo di sé e restarne sopraffatta.
Così, subitamente, mi si rivelava nella sua atrocità il supplizio a cui il Destino aveva condannato quegli ultimi superstiti d'una stirpe caduta; e la figura evocata dalle parole d'una vittima certa mi appariva ingigantita sotto una luce tragica. Io vedeva nella mia imaginazione la vecchia principessa demente, seduta nell'ombra di una stanza remota, e uno de' suoi figli chino verso di lei, con le mani imprigionate nelle mani materne. L'atto della lugubre fascinatrice mi sembrava fatale e inesorabile. Mi sembrava ch'ella dovesse inconsciamente attrarre nella sua follia tutte le creature del suo sangue, l'una dopo l'altra, e che nessuna di loro potesse sottrarsi alla volontà cieca e crudele. Simile a una Erinni familiare, ella presiedeva alla dissoluzione della sua progenie.
Allora, a traverso l'arido intrico, guardai in alto il palazzo silenzioso che nella sua oscura profondità aveva chiuso sino a quel giorno tanta angoscia disperata e aveva nascosto tante lacrime inutili: — lacrime espresse da occhi puri e ardenti, degni di riflettere i più superbi spettacoli del mondo e di versare la gioia in anime di poeti e di dominatori.
“Occhi della Bellezza!„ pensai riconducendo il mio sguardo verso Violante immobile. “Quale miseria terrena può velare lo splendore della verità che in voi riluce? Quale anima afflitta può disconoscere la virtù consolatrice che da voi fluisce?„ La mia sofferenza cessava subitamente come per il potere di un balsamo; le imagini torbide si dileguavano come un tristo vapore.
Ella era immobile, seduta su un plinto di pietra che un tempo aveva forse sostenuto un'urna. Poggiato il gomito sul ginocchio, ella si reggeva il mento con la palma; e tutta la sua figura nell'attitudine semplice mi offriva quella successione di mute cadenze in cui è il segreto dell'arte suprema. Anche una volta io la considerai presente e pur discosta. Su la sua fronte breve era visibile il riflesso della corona ideale ch'ella portava in sommo de' suoi pensieri; e i suoi capelli, costretti su la nuca in un gran nodo, parevano avere obbedito al ritmo che regola i riposi del mare.
— Massimilla — disse Oddo annunziando la terza sorella.