“O belle anime„ io pensava, misurando i ritmi della loro esistenza visibile “nella vostra trinità non è forse la perfezione dell'amore umano? Voi siete la forma triplice che finse il mio desiderio nell'ora della grande armonia. In voi tutti i bisogni della mia carne e del mio spirito più altieri potrebbero appagarsi; e, per l'opera ch'io debbo compiere, voi potreste divenire gli strumenti meravigliosi delle mie volontà e dei miei destini. Non siete voi quali io vi avrei create per ornare di una bellezza e di un dolore sublimi il mondo occulto di cui sono l'artefice infaticabile? Oggi non conosco di voi se non le sembianze e qualche parola fugace; ma sento che domani ciascuna di voi in tutto il suo essere corrisponderà all'imagine che dentro di me respira e palpita.„
Così le tre sorelle salivano nella mia aspirazione e nella mia preghiera, ciascuna obbedendo alla musica segreta che conduceva la sua vita verso il termine incognito. E le loro figure gettavano su la pietra grandi ombre.
Quando posi il piede su la soglia, l'imagine fantastica della demente mi riapparve così viva e così fiera ch'io n'ebbi un segreto brivido. Tutto il luogo mi sembrò tenuto dalla sua dominazione sinistra, attristato e atterrito dalla sua onnipresenza. Mi sembrò di leggere nel volto dei figli la mia stessa inquietudine. E pensai che l'avremmo trovata in cima della scala ad aspettarci.
Indovinando il mio pensiero, Anatolia mi disse piano, per rassicurarmi:
— Non vorrei che temeste.... Voi non la vedrete.... Ho potuto fare in modo che non la vediate, in queste ore almeno.... Cercate di non pensarci, perché non vi sembri troppo triste la nostra ospitalità.
Antonello guardava su per le vetrate delle logge che circondavano il cortile, vigilando con quei suoi occhi inquieti su cui palpitavano di continuo i cigli.
— Vedi l'erba? — esclamò Oddo, indicandomi il verde che cresceva lungo i muri, negli interstizii delle lastre.
— Segno e augurio di pace — io dissi, cercando di scuotere da me l'oppressura e di risollevarmi. — Mi dispiacque di non trovarla ieri nel mio cortile. L'avevano tolta, mentre io l'avrei preferita alle foglie festive del mirto e del lauro. Bisogna lasciar crescere l'erba, specialmente nelle case troppo grandi. È una cosa viva di più.
Il cortile era sonoro come una navata; e gli echi vi erano pronti a raccogliere pur le parole sommesse. Guardando la fontana muta, pensai le musiche misteriose a cui l'acqua avrebbe potuto invitare quegli echi attenti e favorevoli.